Torno alle
Galapagos

Yacht Capital, 11.2012 27.11.2011


È il secondo 26 metri del Cantiere delle Marche. Costruito per una famiglia numerosa. Che ha come obiettivo navigare fino alle famose isole del Pacifico. Quando avviene una speciazione, vale a dire quando si sviluppa una nuova specie da una già esistente, è perché alcuni individui hanno scoperto una nicchia ecologica nuova e si sono adattati meglio degli altri a occuparla. I Darwin Class, gli explorer realizzati dal Cantiere delle Marche (Cdm) hanno fatto la stessa cosa.

Sono nati occupando gli spazi lasciati liberi dai competitori. E pur essendo stato fondato nel 2010, il cantiere di Ancona ha già realizzato sette barche e ha gli slot pieni fino al 2015. Insomma, la specie si sta affermando, senza nessuna esplosione, ma con un costante aumento degli individui. Come ci sono riusciti proprio durante la grande estinzione di massa degli armatori iniziata nel 2008 (e non ancora conclusa)?

«Siamo partiti dalla domanda degli armatori rimasti, che, diciamoci la verità, sono gli unici che andavano per mare anche quando si vendevano tre volte le barche che si vendono oggi», risponde Vasco Buonpensiere, direttore vendite e marketing di Cdm. «Barche più razionali, più concrete», continua, «approcciate con l'idea di una volta: costruire la barca di famiglia, quella che si tiene per una vita e magari si tramanda agli eredi». E il Darwin 86 Percheron, l'explorer in acciaio e alluminio di queste pagine è la dimostrazione di come questa specie sia più tenace delle concorrenti nel farsi una sede nel cuore e nella testa degli armatori. «Il proprietario di questo esemplare è un giovane sudamericano con quattro figli. Quando ci siamo conosciuti voleva una barca usata, più piccola e in vetroresina», e adesso sta navigando con il suo classe Darwin.

E proprio durante gli incontri con Buonpensiere e i suoi collaboratori che è nata l'idea del viaggio. Una lunga crociera che porterà l'armatore e la sua famiglia dal Mediterraneo alle coste delle Americhe e poi via, attraverso Capo Horn (ma affrontato “dalla parte sbagliata”, da est verso ovest) fino alle Galapagos (sarà possibile seguire l'esperienza attraverso il blog: http://percheron.cdmexperience.com/). Di sicuro la personalizzazione ottenibile negli interni ha favorito questa scelta. A partire dalle considerazioni macroscopiche «come per esempio il layout della cabina dei bambini piccoli: il calpestio dalle cuccette al bagno è ininterrotto di modo che sia agevole gestire i bambini piccoli che escono bagnati dalla vasca». Passando attraverso l'ottimizzazione degli spazi per agevolare il più grande dei figli nel seguire il suo percorso scolastico anche a distanza, quindi con una postazione dedicata allo studio con connessione Internet e superfici per i libri. Fino ad arrivare ai dettagli apparentemente secondari, come i cancelletti che impediscono ai bambini più piccoli (uno, due e tre anni) di rotolare giù per le scale o finire negli scarichi per grandi masse che devono comunque avere una certa dimensione.

Nonostante le dimensioni siamo importanti, ma non estreme (poco più di 26 metri di lunghezza), le forme di questo explorer, massicce, dai volumi pieni, con murate alte sull'acqua e con scafo largo quasi 7,5 metri garantiscono abitabilità esterna e interna. Sono 165 metri quadrati di superficie calpestabile all'aperto, 40 dei quali dedicati al sun deck, mentre sulla parte poppiera del ponte superiore, c'è lo spazio per alloggiare un tender lungo fino a sei metri e un altro di cinque con la gruetta per gli alaggi e i vari. Questo non significa interni risicati: 145 metri quadrati ripartiti su tre ponti, con la zona notte dislocata sul ponte inferiore insieme all'enorme sala macchine e al grande garage poppiero; sul ponte principale le aree comuni e di servizio come la cucina e a proravia i quartieri dell'equipaggio; una skylunge e la cabina di comando sul ponte superiore. Percheron è il nome dei cavalli da lavoro, di origine francese, massicci, ma rapidi e capaci di adattarsi alle diverse condizioni climatiche, tanto da essere esportati in tutto il mondo. Un nome che si adatta perfettamente a questo Darwin 86. «Il Dna di Cnm è navale, più che nautico. Le nostre maestranze e le persone che si occupano del cantiere hanno lavorato alla realizzazione delle navi più complesse del mondo come le gasiere. Per loro è scontato avere come riferimento con certi standard, non sanno fare altrimenti. Ma non è un caso: quando abbiamo deciso di fare nascere il Cdm siamo partiti dal cantiere, dalle persone che potevano garantire la produzione di barche che volevamo», spiega Buonpensiere.

Così da questo deriva l'utilizzo di tubi esclusivamente in cupro nichel; delle lamiere di acciaio che nelle zone di rinforzo dello scafo passano da otto a 12 millimetri; nelle ridondanze degli elementi vitali dei servizi, solo per citare tre insiemi. Una nota per chi ama la metodologia costruttiva e la perizia di Cdm, ma desidera delle linee meno classiche: accanto alla linea Darwin Class, il cantiere marchigiano ha presentato la linea Nauta Air, progettata dallo studio Nauta Yacht Design di Milano: quattro navette dislocanti e semidislocanti da 80' a 115', sempre in acciaio e alluminio.

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